Walter Veltroni, il gatto e la volpe

| giovedì 21 giugno 2007

........................Fassino e D’Alema, che non sono due pivelli, hanno preso atto dell’investitura popolare e anticipando i tempi hanno incoronato Walter Veltroni leader del futuro Partito Democratico. Una mossa inevitabile ma allo stesso tempo tattica. Se il Partito Democratico condotto da Veltroni continuasse nell’emorragia di voti, se la coalizione di centrosinistra perdesse le prossime elezioni politiche (come è più che probabile), il primo a restare col cerino in mano sarebbe proprio Veltroni. Con Veltroni bruciato e sconfitto, Fassino e D’Alema avrebbero vita facile nella scalata ai vertici del partito.................

mi sa che l’hanno anticipato per sottoporlo alla macchina demolitrice berlusconiana. E poi non vi siete accorti che o destra o sinisrta al potere non cambia nulla? Lo stato passa di mano in mano ma le vere mani che detengono il potere non sono le nostre, il popolo, sono quelle delle banche, confindustria etc.Un manipolo di poche migliaia di uomini che fanno la voce più grossa di 54 milioni di persone. Il partito democratico è un operazione che serve a buttare la zavorra delle promesse elettorali non mantenute: precari, pensioni, comunicazione etc….La classe dirigente Ds non si identifica più con queste lotte perchè ha innalzato il suo ceto e non si identifica più in queste necessità. Così per mantener fede alle promesse fatte a confindustria si stacca dalla “sinistra radicale” per mantenere e “conservare” le posizioni acquisite, lasciando rifondazione e gli altri a fare da baluardo dei diritti e della normalità.Si perchè di normalità si tratta,- avere la certezza del diritto è un principio di normalità (e non comunista),-avere diritto all’uguaglianza dei cittadini lavoratori è un principio normale-avere diritto ad una pari dignità sul lavoro fa parte della normalità
ma non si sa perchè in Italia questi debbano essere principi comunisti (e quindi non li otterremo mai).

felice iovino

http://feliceiovino.wordpress.com/2007/06/20/i-baroni-ed-i-faraoni/

I Baroni ed i Faraoni.

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Bella l’Italia, con i suoi Vertici inamovibili e le basi precarie, perché qui “chi comanda fa legge”, e bisogna dire che le leggi sanno cucirsele addosso come un vestito, anzi direi come una corazza, dato che anche quelli corrotti e con altri reati di natura penale, sono ancora li in sella, con il loro caro giubbotto antiproiettile.
Chi comanda fa legge, ed il bello è che fanno finta di tenere alle loro Aziende, che inesorabilmente e sistematicamente svenano, in un turbinio di sottrazioni che hanno imparato a fare apparire legali. E’ il fenomeno dei Faraoni, quelli che un tempo erano i Baroni, hanno oggi immensamente accresciuto il loro potere, proprio in virtù delle esperienze vissute in passato dalla classe dirigente-dominante del nostro paese, quella, per capirci, presa a monetine negli anni 90.
Si sono creati intorno uno schermo,
hanno diviso la classe lavoratrice in tanti piccoli ceti
hanno precarizzato il lavoro anche dove non ce n’è alcuna necessità
hanno creato barriere all’ingresso, per vari motivi, attentamente sorvegliate dagli stessi lavoratori non precari.
Hanno diviso, attraverso false speranze e false aspettative, spessissimo disattese, anche i lavoratori precari, che pur essendo 5.000.000, ognuno conduce la sua lotta personale che perderà inesorabilmente.
non esiste più una coscienza comune dei lavoratori
hanno allontanato le nuove generazioni dalla politica, riempiendoli di falsi miti, dandogli come modelli cialtroni e sgualdrine, pubblicizzati all’inverosimile e senza un vero motivo, proprio per creare la speranza nei giovani del ceto più basso, di poter riuscire nella vita senza fare un cazzo, cosa che creerà solamente la classe subordinata dei prossimi 2000 anni.
detengono l’informazione di massa e la controllano attraverso i vari enti preposti, ed una scarsa libertà d’azione dei soggetti addetti alla comunicazione,
Hanno innalzato oltre il livello di guardia la tolleranza dei reati di corruzione, hanno abbassando oltre il limite quello del concetto della “certezza del diritto”,
I sindacati non hanno più il ruolo di rappresentanza dei lavoratori e nemmeno quella degli iscritti. Rappresentano solo quelli che sono gia ampiamente rappresentati in termini contrattuali e diritti maturati. I precari, in caso di recriminazioni vengono allontanati per un po, a scopo intimidatorio, per poi riprendere il “mobbing congenito” al rientro. Nessuna sigla esclusa, chi vi scrive è iscritto alla CGIL, ma, il nostro rappresentante aziendale, quando gli fai qualche legittima domanda sulla stabilizzazione sulle prime ti dice ” ma vuoi fare polemica”?, dopodiché parla in terza persona a nome dell’azienda, comprendendo i motivi che la spingono a non stabilizzare i lavoratori (…”e mettiamo che fra qualche anno non c’è più il lavoro che abbiamo adesso?…. raccapricciante). I precari non vengono rappresentati dai precari, e questo è il più grande problema di questa nuova categoria di lavoratori , che possono sperare solo in una liberalizzazione a 360° del mondo del lavoro (tutti a contratto come in America), per far aprire finalmente spazi occupati dai fancazzisti iperprotetti dal “sistema” e dal catastrofico statuto dei lavoratori degli anni 70 (per il quale mi sono ahimè anche battuto per difenderlo), e per scongiurare questa flessibilità a 90° che questo stato ha cucito addosso alle nuove generazioni.
La verità è che sindacalisti e lavoratori stabilizzati non vogliono nuovi soggetti con le stesse estensioni contrattuali, si preoccupano perché le tutele del lavoratore a tempo indeterminato, la leggendaria figura che ogni precario ambisce e “spera di diventare, sono davvero troppe. Così vorrebbero offrirti su un piatto d’argento una vita ed una morte da precario e continuarti a vessare finchè muori. Nella azienda dove lavoro qualcuno dice “o ttiddì addamurì” :il lavoratore a tempo determinato deve morire, ma non ottenere i nostri privilegi. Ed allora penso che essendo 5.000.000 (cinque milioni) i lavoratori precari (Casini con la metà ci vuole governare l’italia), potemmo chiedere ed ottenere due cose (mentre Prodi e gli altri che abbiamo votato, pensa ancora un po il da farsi) :

1. Lavoratori precari al tavolo di trattative sindacali con pari forza e dignità.
oppure
2. Liberalizzazione totale e retroattiva (abolizione dei diritti quesiti) del mercato del lavoro, che verrebbe liberalizzato e reso più vicino al concetto di produzione, con conseguente valorizzazione delle capacità personali di ognuno e conseguente capacità contrattuale, con un sistema di vertici e dirigenze non inamovibili ma impegnate alla qualità ed al risultato.
Nel caso si arrivi a questa seconda ipotesi (basta prendere accordi, compatti, con il prossimo governo di destra, che sarà ben lieto di fare questa legge) stavolta al proclama dello sciopero generale per l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori, i Precari dovranno restari li fermi al loro posticino di lavoro e produrre. Senza muovere un solo dito. Son certo che la produzione non avrà alcuna flessione (producono quasi tutto loro). Vediamo se rinasce lo spirito di classe.

Ultima considerazione importante e che tutto questo non venga rappresentato dal partito comunista. Questi erano alcuni dei cavalli di battaglia, che l'attuale coalizione al governo ha cavalcato durante la campagna elettorale.
Adesso tenteranno di liberarsi della zavorra delle promesse fondando il partito democratico, lasciando ai partiti che loro chiamano della "sinistra radicale" l'onere della difesa delle classi più deboli (è buffo che in italia quando chiedi una cosa normale dove non si ruba o si truffa o sei comunista o sei "un sinistro radicale") .

Con cinque milioni di persone fondi un nuovo partito e puoi fare anche la voce grossa, senza l'uso di alcun tipo di violenza, senza abbracciare l'ideologia comunista (che sarebbe bellissima ma è altrettanto inattuabile). Con cinque milioni di iscritti puoi fondare il primo sindacato nazionale, altro che rappresentanza al tavolo delle trattative.

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feliceiovino

(civoglionolaterrasullepalle)