Un saluto ad un amico

| mercoledì 19 settembre 2007

Di precarietà si muore nell'assoluta indifferenza e silenzio dei Sindacati e dei mezzi di comunicazione, e spesso anche dei colleghi e degli amici perchè debbono forse continuare la loro vile strategia di servilismo. Il precariato è una trappola mentale e psicologica, e moltissime volte morire può essere una via di fuga.
Comuque sia e per qualsisi motivo tu lo abbia fatto, ciao.

5 commenti:

ommaigod ha detto...

questo non vuol dire che secondo me Giacomo Carlucci non avrebbe condiviso. io continuo a pensare che una vita "stabilizzata", sarebbe stata meglio per lui, come anche per me.
Un mondo senza "nepotismo", un mondo dove le vere capacità di ognuno vengono fuori e valgono fino in fondo.
io ho solo cominciato.....

ommaigod ha detto...

....e questi sono i miei pensieri... se non condividete non leggete.

giucalo ha detto...

Mi chiamo giulio calogero e sono il cugino di Giacomo; mio padre era il fratello di sua madre marilù.
La mia rabbia per la sua morte è pari alla sua sopratutto perchè credo di essere stato lultimo a sentire Giacomo prima dell'estate e insieme avevamo fantasticato di un prossimo futuro migliore e di progetti insieme. Poi la notizia della sua morte solo dieci giorni or sono!!
Grazie ancora

Marco Sisi ha detto...

L'Ente radiotelevisivo di Stato, in casa propria, si comporta né più né meno che gli ospedali di cui nell'ultima puntata di Report ("Gli appaltati", 25 novembre 2007). Vogliamo, cari amici e colleghi, avere il coraggio di raccontare (anche perché molti di voi stanno in queste condizioni) come lavorano i precari della RAI (e delle tv commerciali)? Alcuni spunti di discussione:
1) La questione dei dipendenti assunti a tempo determinato (TD), con contratti di durata variabile da tre settimane a nove mesi, con uno stop obbligatorio tra un contratto e l'altro onde evitare di far lavorare una persona dodici mesi di fila.
2) La paga dei TD è bassissima, appiattita e non tiene assolutamente conto delle capacità professionali, anche esterne all'Azienda, di ciascun dipendente, per cui un montatore RVM con un'esperienza di trent'anni viene pagato esattamente quanto un collega di vent'anni al suo primo impiego.
3) Se in RAI non hanno ancora avuto la faccia tosta di far lavorare diffusamente nei vari centri di produzione personale precario assunto da cooperative, di fatto una grande percentuale di lavori, specialmente per quanto riguarda la postproduzione, viene appaltata all'esterno. Se cambia la forma, la sostanza rimane identica. Le società che lavorano in appalto, normalmente, pagano ancora meno della RAI i lavoratori che, spesso, sono gli stessi precari che vi si appoggiano tra un contratto e l'altro... Anche perché, se la RAI li fa lavorare per nove mesi, le bollette, affitti o rate di mutuo e spesa per far mangiare e vestire se stessi e la famiglia, guarda un po', incidono sul loro bilancio per dodici mesi l'anno.
4) La spirale perversa precariato/cause di lavoro, per cui, dopo qualche anno di questa vita, i TD fanno causa all'Azienda per venire assunti a tempo indeterminato. Normalmente, la RAI perde e paga le spese legali. Si calcola che 80 milioni di euro all'anno se ne vadano via in questo modo. Quanto basterebbe per garantire un ottimo stipendio e regolarità retributiva/contributiva a un migliaio di persone.

mario ha detto...

come al solito 5000000 di strategie diverse