LA FINE DI BUSH

| giovedì 23 ottobre 2008

Bush viene generalmente considerato il peggior presidente nella storia degli Stati Uniti.
Gli stessi americani lo pensano e lo dicono pubblicamente, e, seppur sia in carica ed in vita, cominciano a vedersi nelle sale cinematografiche dei lungometraggi che lo riguardano e che lo criticano aspramente.
Le grandi difficoltà attuali del candidato McCain derivano anzitutto dall'appartenere allo stesso partito di Bush. Pur di non correre ulteriori rischi, il popolo americano intende mandare alla Casa Bianca un giovane di colore, piuttosto inesperto ed impreparato, dal peso specifico uguale a zero.
Il Presidente non e’ stato difeso neppure dai repubblicani, che lo hanno evitato - come fosse l'AIDS - durante tutta la propaganda elettorale, rifiutando un'indesiderata presenza che li avrebbe portati a una sicura disfatta.
E, ad ulteriore riprova, non più di qualche giorno fa gli stessi senatori repubblicani hanno dapprima bocciato la manovra finanziaria proposta dall'amministrazione, quindi, pur soccombenti per non aver la maggioranza alle Camere, l'hanno fortemente osteggiata e criticata.
I danni che ha fatto Bush sono sotto gli occhi di tutti e ci vorranno decenni per correggerli.
Le sue guerre di aggressione sono tutte fallite in un mare di morti, torture e menzogne.
Ha indebolito tutti i capisaldi legislativi internazionali.
Ha ucciso 4000 americani portandone alla pazzia altri 6000, distruggendo due paesi e contaminando due territori solo per il gusto del potere.
Ha calpestato i fondamenti democratici del proprio paese e tolto le garanzie di liberta’ ai propri cittadini, e li ha infangati con condotte disumane e atroci all'estero.
Ha prodotto il governo dei petrolieri e delle multinazionali che hanno diffuso morte e prevaricazione ovunque.
Ha sostenuto un sistema economico che solo quest'anno ha aumentato di 100 milioni i poveri del mondo e ha ridotto al lastrico gli americani con un’onda dammosa che si è riverberata in tutto il mondo.
Ha eliminato le poche leggi che Clinton era riuscito a far approvare per mettere a freno la speculazione finanziaria e ha pensato solo agli interessi delle classi agiate, cui ha pensato il libero mercato a ridurre poi la ricchezza, mentre i poveri diventavano sempre piu’ poveri e disperati.
Ha inquinato il clima globale difendendo lo stile di vita americano contro il diritto alla vita del mondo.
Ha portato il suo paese ad un deficit economico insostenibile e ad un tasso di disoccupazione che non si vedeva da decenni e ne ha macchiato l'immagine internazionale.
Il nome dell'America e i neocon del suo staff muoiono insieme a lui nell'ignominia e nella spudoratezza in una crisi che durerà anni e rovinera’ le economie di quasi tutti i paesi del pianeta.
Appena l'altro ieri Berlusconi ha definito Bush "un uomo di grandi principi, grandi ideali, grande visione, ma soprattutto uno che ha il coraggio di perseguire questa visione. In lui non ho mai visto il calcolo del politico ma la spontaneita’ e la sincerita’ di colui che crede in quello che fa".
Un Presidente che sarà ricordato dalla storia, secondo il premier italiano.
Forse anche per tale bestialità, nessuno dei due candidati ha voluto incontrarlo.
Ma chi crede che lui dica quello che pensa davvero?

LA FINE DI BUSH

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